La direzione metropolitana approva la lista: 20 uomini e 20 donne
La direzione metropolitana approva la lista: 20 uomini e 20 donne Pd contro l’incubo firme false Raccolta pubblica con i notai» II disastro delle regionali di due anni fa brucia ancora. Alle urne andò bene, anzi benissimo, perché stravinse il centrosinistra. Ma quella raccolta firme decisa all’ultimo momento ed effettuata in pochi giorni (nonostante m quel caso non vi fosse l’obbligo) ha causato nove patteggiamenti in sede di giudizio penale e un procedimento civile ancora aperto, che potrebbe costare il seggio agli otto consiglieri torinesi. E le irregolarità riscontrate nella compilazione e nella sottoscrizione dei moduli hanno persino messo in pericolo il trono di Chiamparino. Adesso il Pd non vuole correre rischi. Un altro scandalo “firme false”, questa volta nell’ambito delle comunali in cui si punta a rieleggere Piero Passino, non sarebbe sostenibile. Di qui la decisione di affidarsi a un’iniziativa pubblica, probabilmente una due giorni nella sede di via Masserano, in cui raccogliere tutte le firme necessario – fra le 500 e le 1.000, così dice la legge – per la presentazione della lista. Un modo per controllare direttamente autenticatori e sottoscrittori, davanti all’occhio vigile di alcuni notai che saranno chiamati a sovraintendere le operazioni. Ne ha parlato il segretario Fabrizio Morri alla direzione metropolitana di giovedì, la stessa riunione che ha licenziato all’unanimità la lista dei 40 candidati per i democratici. Con grande anticipo, dato che ci sarebbe stato tempo fino all’inizio di maggio per chiuderla (sempre che il voto sia fissato al 5 giugno, come appare probabile). L’obiettivo è duplice, iniziare per tempo la campagna elettorale sulla città e procedere con calma con laraccolta firme. Per quanto riguarda la lista, invece, le novità dell’ultimo minuto sono poche: perfetta parità di genere – 20 uomini e 20 donne -, capolista il vicesindaco Elide Tisi con gli altri a seguire in ordine alfabetico, rinunce di Alessandro Altamura e Andrea Araldi fra i consiglieri uscenti, che vanno aggiungersi a quelle già note degli assessori Ilda Curti e Stefano Gallo. In extremis fuori dai giochi il presidente di Acmos Andrea Sacco. Al di là del solito gioco delle correnti, che prevede che ogni componente sia rappresentata nel mazzo, l’aspetto più rilevante è che per la prima volta è prevista la doppia preferenza sulla scheda elettorale, consentita ma non obbligatoria, a patto che si voti un uomo e una donna. E così fra gli aspiranti consiglieri si sono già costituite una serie di coppie più o meno di convenienza. Lanciatissima quella tra Federica Scanderebech e Mimmo Mangone, formate o in via di formazione quelle fra Enzo Lavolta e Daniela Todarello, fra Monica Canalis e Roberto Cavaglià (entrambi sostenuti dal senatore cattolico Stefano Lepri), fra i garigliani Guido Alunno e Lidia Andolfatto. Un trio, Mimmo Carretta, Maria Grazia Grippo e Gianni Ventura, si rifa al presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, mentre vicino al senatore Mauro Marino è il duo Michele Paolino-Anna Maria Borasi. Per la sinistra (area di riferimento l’ex consigliere regionale Roberto Placido) ci sono Vincenzo Laterza e Paola Berzano, mentre “mista” è l’unione fra il garigliano Marco Muzzarelli e la cuperliana Fosca Nomis. E ancora, c’è la coppia dei Giovani democratici Dennis Maseri-Maria Elena Tufaro (a spingerli il consigliere regionale Daniele Valle), quella riconducibile ad Andrea Stara, Alberto Saluzzo-Gabriella Pistone, quelle fra Giusy La Ganga e Rosanna Abba, tra il fassiniano Claudio Lubatti e la dirigente Fism (le scuole materne paritarie) Cinzia Viola, e fra Stefano Lo Russo e la preside del Tommaseo Lorenza Patriarca
Andrea Gatta
Articolo pubblicato su CronacaQui, il 26 marzo 2016